Inizio dandomi una pacca sulle spalle per il tempismo: abbiamo partecipato a un 48 Hour Film Challenge il 25 settembre, oggi è il 13 marzo. Deve essere il fuso orario, non ci sono altre spiegazioni. O forse soltanto adesso ho metabolizzato lo shock.

Abbiamo partecipato a Lucca48. Si tratta di un festival cinematografico appartenente alla famiglia del 48 Hour Film Project, nei quali filmmaker di tutto il mondo si sfidano a colpi di cortometraggi. L’organizzazione estrae casualmente un genere per ogni partecipante e comunica tre elementi obbligatori che andranno inseriti nei cortometraggi: un oggetto, un personaggio e una linea di dialogo. I filmmaker hanno quindi 48 ore per fare tutto: dalla scrittura alla post-produzione.

Insomma, sulla carta è davvero una figata, nella pratica è un incubo.

Ti assicuro che 48 ore sono davvero poche e sarà una corsa contro il tempo soprattutto se lavorerai in maniera stupida come abbiamo fatto noi.

Partiamo dal principio: innanzitutto non uso il maiestatis; quando dico “noi” mi riferisco a “Nottetempo” un piccolo collettivo con cui ho partecipato al festival. Ecco, partendo dal presupposto che non ci conoscevamo e che non avevamo mai lavorato insieme, possiamo già mettere un primo punto sulla nostra lista:

Ciak iWild

1. Scegli bene i tuoi collaboratori

Non intendo dire che devi sceglierti i migliori professionisti sul mercato, ma scegli persone con cui hai già lavorato e di cui tu possa fidarti. Noi ci siamo fatti guidare dall’entusiasmo, abbiamo sottovalutato la sfida e abbiamo creato un team di 10-12 persone tirando dentro anche persone che conoscevamo a malapena. È stato un errore conoscerci in queste 48 ore, innanzitutto perché ignoravamo le competenze di ciascuno ed è stato difficile affidare gli incarichi in maniera efficiente. Da non sottovalutare è anche il fatto che la tensione è stata molto alta e un ambiente pressoché sconosciuto non ha aiutato.

Sempre per esperienza personale, quando parteciperò di nuovo a un 48 ore, so che avrò bisogno di almeno:

  • uno sceneggiatore;
  • un operatore di camera (per ottimizzare che si occupi pure della fotografia);
  • un operatore audio;
  • un montatore;
  • un regista;
  • uno scenografo/costumista;
  • almeno un paio di assistenti tuttofare;
  • due/tre attori.

Spesso sono uno one-man-band, ma ti garantisco che in questo contesto è impossibile a meno che tu non sia in grado di non dormire per due giorni mantenendo la lucidità. Quindi assicurati che almeno il montatore sia una persona non coinvolta nelle riprese e che possa lavorare la notte. Proprio a questo proposito ecco il secondo suggerimento:

Crew tecnica iWild

2. Organizza bene il tempo

Il contest a cui abbiamo partecipato iniziava alle 20 di venerdì e si concludeva alle 20 di domenica, in queste 48 ore devi:

  • ideare un soggetto;
  • scrivere una sceneggiatura;
  • fare uno spoglio (per capire di quali oggetti, costumi, location e scenografie avrai bisogno);
  • girare;
  • montare audio e video (inclusi titoli e color).

Noi abbiamo deciso di lavorare così: la sera del venerdì abbiamo studiato un soggetto collettivamente e poi lo abbiamo trasformato in sceneggiatura; subito dopo (era ormai notte) abbiamo fatto lo spoglio; la mattina successiva abbiamo reperito tutto il necessario e abbiamo ripreso; la sera abbiamo cominciato a selezionare il materiale per il montaggio; la domenica abbiamo montato tutto il giorno.

Sembra un programma perfetto, vero? No, per un errore riguardante il primo punto della nostra lista: ho gestito sia la regia che il montaggio, sono arrivato alla notte di sabato e non avevo più le forze. In questo contesto è essenziale almeno un montatore che abbia dormito tutto il giorno e che lavori al prodotto durante la notte, come dicevo sopra. Perché? Be’, perché la giornata di domenica è stata per noi una corsa contro il tempo, iniziata dopo 2-3 ore di sonno e conclusasi sul filo del rasoio.

Anche il tempo dedicato alle riprese è stato molto risicato, abbiamo rischiato di non riuscire a girare tutto e, soprattutto, non siamo riusciti a girare bene. Questo mi porta a darti il terzo consiglio:

3. Scegli bene le location

I due generi tra cui potevamo scegliere erano dramma e western. Abbiamo optato per il western, perché ci sembrava più interessante da sviluppare visti gli elementi obbligatori (che ti dirò più sotto). Prima ancora di pensare a una trama, abbiamo pensato a dove girare e abbiamo commesso un grave errore: abbiamo scelto un paesino abbandonato molto suggestivo a circa un’ora in auto dalla nostra sede operativa. Se questo non bastasse, il centro del paesino era anche difficilmente raggiungibile e abbiamo dovuto portare tutto a piedi. Non solo: l’80% delle scene erano in esterna, quindi suscettibili all’orario e al meteo.

Insomma, per quanto sulla carta la scelta potesse apparire ottima, non abbiamo considerato un sacco di variabili. Questo non solo ha portato via tempo alla post-produzione, ma ha anche assorbito molte energie. Avere poco tempo e poche energie ha fatto sì che molte inquadrature fossero sporche, perché ci siamo accontentati di un solo take. Inoltre non eravamo lucidi a sufficienza per trovare soluzioni ottimali per le inquadrature più complesse. Il mio consiglio è quello di scegliere come location un luogo molto vicino alla sede operativa (se non la sede stessa) e far sì che almeno il 70% del cortometraggio si svolga in un ambiente chiuso. Questo ci porta al quarto punto:

4. Falla semplice!

Tanto per italianizzare in maniera orribile il concetto di keep it simple o meglio ancora work smarter not harder, ossia, lavora in maniera più intelligente, non più complessa. Anche nella stesura della sceneggiatura abbiamo pagato lo scotto della scarsa esperienza col format dei 48 Hour Film Challenge: gli elementi obbligatori erano un metronomo, un informatico di nome Marco Nardiello e la battuta “bovini?”. Ecco, già i tre elementi erano tosti e noi anziché cercare di semplificare, abbiamo complicato. Non dimentichiamoci che poi il corto può avere una durata massima di 7 minuti, non è che ci sia così tanto tempo per spiegare cose complicate. Il corto deve essere semplice. Noi ci siamo fatti un po’ prendere la mano.

Nella notte di venerdì sera siamo arrivati alla stesura finale di iWild: la semplicissima storia di uno sviluppatore di software a cui viene rubata l’idea di un software di simulazione ambientato nella natura e nel selvaggio west e che si vendica con il suo direttore, responsabile del furto. Sì, già è complicato così, lo so, ma vi garantisco che tutti i particolari sono ancora più complessi. Innanzitutto neanche ci siamo resi conto, in fase di scrittura, della somiglianza con la serie Westworld (o con l’omonimo film). Inoltre, abbiamo inserito elementi troppo complessi, come una guida eterea che accompagna l’utente attraverso il mondo alla ricerca dei metronomi che rappresentano dei check-point. Già, sì. Dubito che qualcuno l’abbia capito a parte noi. Proprio per questo arriviamo al punto successivo.

5. Sfrutta bene gli elementi obbligatori

Piazzare il metronomo così, come check-point di un videogioco, in principio ci ha entusiasmato, ma avremmo dovuto placare gli animi e capire che sarebbe stato troppo difficile da comunicare in soli sette minuti (e in sole 48 ore, ricordiamolo). Inoltre lo abbiamo rilegato al ruolo di oggetto marginale. Molto più intelligente è stato l’utilizzo che ne ha fatto il cortometraggio vincitore mettendolo al centro di tutta la narrazione. L’esperienza mi insegna, quindi, che almeno uno degli elementi obbligatori va utilizzato in modo molto originale e deve rappresentare il cuore della storia. L’idea del check-point non era brutta, ma era troppo complessa. Quanto meno doveva essere introdotta bene nella sceneggiatura e non lasciata ai margini.

Nardiello, invece, ce lo siamo giocati bene, nonostante il climax e il plot-twist probabilmente non siano così tanto efficaci: lo abbiamo fatto arrivare soltanto nel momento del climax, per il duello finale, capitolo classico e obbligatorio per il genere western. In breve: il direttore dell’azienda sta facendo un test del software ma ci sono dei malfunzionamenti. La voce guida cerca di accompagnarlo da un metronomo all’altro e di aiutarlo. L’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno che ha il direttore è una croce. Nel climax si capisce che il responsabile dei malfunzionamenti è Nardiello, il nostro informatico che compare per il duello finale con il direttore. Chiaro no?

No per nulla. Lo so, infatti, come dico nel punto quattro: falla facile!

Ma rimane ancora un elemento del nostro 48 Hour Film Challenge: la battuta “bovini?” che forse è l’elemento che abbiamo sfruttato nel peggiore dei modi.

BONUS. Scordati gli effetti speciali

Be’, sì, visto che le cose erano troppo semplici abbiamo deciso di inserire anche degli effetti speciali. Anzi no, aspetta, non solo un semplice mascherino. No. Sai, siamo in una simulazione con dei glitch, quindi praticamente ogni scena deve avere un effetto speciale. E così, tanto per non farsi mancare nulla, la battuta “bovini?” nel nostro caso fa riferimento a un branco di mucche bidimensionali che appaiono all’improvviso. Lo so, sulla carta, di nuovo, si tratta di un’idea divertente. Ma come si può pretendere di fare così tanti effetti speciali in 48 ore e pretendere di farli bene? O hai a disposizione un team che lavora unicamente sui VFX oppure scordateli.

Il risultato è stato una serie di effetti speciali davvero fatti male a cui abbiamo dovuto lavorare fino all’ultimo minuto, sacrificando il montaggio audio. Tutte le forze dedicate agli effetti dovevano essere riversate sul montaggio audio e video, il lavoro sarebbe stato senza dubbio migliore. Ahimè, è inutile piangere sul latte di mucche bidimensionali versato.

Conclusione: 48 Hour Film Challenge sì o no?

Sono fiero del cortometraggio girato per questo 48 Hour Film Challenge? No.
È stata una perdita di tempo? Assolutamente no.

Ho capito che un team scelto accuratamente è essenziale per realizzare un buon prodotto; ho imparato a dare un valore al tempo e ho capito che la semplicità paga sempre. Sono state 48 ore importanti. Ho conosciuto dei collaboratori che mi porterò dietro per un bel po’ di tempo, mi sono messo alla prova ed ho fatto un balzo fuori dalla mia safe zone. Ma soprattutto, ho chiuso con i bovini bidimensionali.

Se hai la possibilità, quindi ti consiglio di partecipare, arricchirà il tuo bagaglio e ti renderà un filmmaker migliore. Preparati a non dormire e ad avere i nervi a fior di pelle per 48 ore, ma ti assicuro che ne varrà la pena. L’ultimissimo consiglio che posso darti è quello di consultare la lista ufficiale del 48 Hour Film Project di tutto il mondo, l’iscrizione non è bassissima (ma perfetta per un gruppo di 10 persone), meglio investire bene il tuo tempo e le tue risorse. 😉

Sei d’accordo con questa lista? Vuoi suggerirmi qualcosa? Scrivimi QUA.

PS: ecco il nostro cortometraggio. 👇